La stampa 3D sbarca sulla luna

Se gli astronauti vanno sulla luna, perché non le stampanti? Da oggi arriva  D-Shape, orgoglio tutto italiano, una stamapate che andrà nello spazio per costruire la nuova base lunare.

9 lug 2013 Consigli - Tempo di lettura: min.

stampa

Si chiama D-Shape ed oltre ad essere la stampante tridimensionale più grande del mondo, svolgerà l’ambito compito di costruire una base lunare che ospiterà 4 persone sul satellite bianco. La sua creazione di deve all’ingegnere italiano Enrico Dini e per realizzare l’ambizioso progetto D-Shape utilizzerá soltanto i materiali disponibili sulla luna, abbattendo in questo modo i costi relativi di un ipotetico trasporto delle materie prime dalla terra. Nonostante le dimensioni, D-Shape si basa su un meccanismo di funzionamento alquanto semplice: si tratta, infatti, di un macchinario che libera al contempo strati di sabbia ed un collante composto da una specie di acqua salata in grado di cementare la sabbia nelle forme prestabilite. Il materiale ottenuto oltre ad evere una consistenza più solida del cemento, non necessita di strutture metalliche.

La base lunare risultante presenterà le forme disegnate da Norman Foster, una sorta di guscio duro e solido al di fuori del quale uno strumento gonfiabile avrà il compito di fungere da supporto di protezione dalle radiazioni solari, raggi gamma e da eventuali impatti con meteoriti. La base lunare, quindi, sarà il risultato di un processo di sovrapposizione di materiali ottenuto in virtù degli speciali ugelli di cui D-Shape è costituita. La sovrapposizione dei materiali, infatti, renderà possibile la creazione di una sorta di carta stampabile che dopo l’applicazione di sale e proprietà leganti si convertirà in un materiale solido roccioso. Al momento D-shape prevede una velocità di esecuzione di circa 2 metri,  il che permetterebbe di completare l’habitat lunare in soltanto una settimana.

Oltre a questa formidabile applicazione, la stampa 3D potrebbe essere utilizzata dalla Nasa per un ulteriore ambizioso progetto: la sua tecnologia, infatti, potrebbe permettere la creazione di cibo per gli astronauti in missione di lunga durata. La fattibilità del progetto è in fase di valutazione  presso l’azienda Systems and Materials Research Consultancy di Austin la quale dovrà garantire che la fornitura di cibo rispetti una serie di criteri in ordine alla sicurezza, stabilità e varietà nutrizionale. Punto in comune dei due rivoluzionari progetti che vedono protagonista la stampa 3D è senz’altro quello di prospettare dei risultati più che tangibili, ma probabilmente ci vorranno ancora parecchi anni per vederli realizzati: in riferimento alla base lunare, infatti, la data definitiva non è ancora stata fissata e per la fornitura di cibo i lavori sono tutt’ora in corso. Quel che è certo è che il progetto di Dini sta già facendo sognare in tanti, tanto che la sua storia è già divenuta un documentario (The Man Who Prints Houses).

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